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Implantologia2 min di lettura · 22 luglio 2026

di Dr. Massimo Ferrara

Impianto dentale: tutte le fasi, dalla diagnosi alla corona

Cosa succede prima, durante e dopo. Perché la fase diagnostica conta più dell'intervento e quali sono i tempi reali di guarigione.

Un impianto non è «una vite che si mette». È un percorso con fasi precise, e la parte che ne determina la riuscita avviene prima che si accenda un manipolo.

Fase 1 — La diagnosi (dove si decide tutto)

Si valutano la quantità e la qualità dell'osso disponibile, la posizione dei nervi e dei seni mascellari, lo stato delle gengive e dei denti vicini, l'occlusione. Qui la TAC 3D è insostituibile: fornisce le misure reali in tre dimensioni.

Si valuta anche la persona, non solo la bocca: fumo, diabete, farmaci, storia parodontale. Sono fattori che influenzano la guarigione e vanno messi sul tavolo prima, non dopo.

Un punto non negoziabile: se c'è parodontite attiva, si tratta e si stabilizza prima. Inserire un impianto in una bocca infiammata significa esporlo allo stesso processo che ha già fatto perdere il dente.

Fase 2 — La progettazione

Dal file 3D si pianifica la posizione dell'impianto in funzione del dente che dovrà sostenere, non solo dell'osso disponibile. È un ragionamento a ritroso: si parte da dove deve stare la corona.

Fase 3 — L'intervento

Si esegue in anestesia locale; per chi lo desidera si valuta la sedazione cosciente. L'impianto viene inserito nell'osso con una procedura programmata. La durata dipende dal caso, ma per un impianto singolo si parla in genere di una seduta ambulatoriale.

Fase 4 — L'osteointegrazione

È la fase che non si può accelerare: l'osso deve integrarsi con la superficie dell'impianto. Richiede alcuni mesi, con tempi che variano secondo la sede e la qualità dell'osso. In questo periodo, dove indicato, si porta una soluzione provvisoria.

Fase 5 — La protesi

Solo a integrazione avvenuta si costruisce la corona definitiva, oggi spesso partendo da una scansione digitale. Si controllano contatti e morso: un impianto sovraccaricato è un impianto a rischio.

Fase 6 — Il mantenimento (la fase che si dimentica)

Gli impianti non si cariano, ma i tessuti attorno si possono infiammare — la perimplantite è la principale causa di perdita tardiva. Servono igiene domiciliare dedicata (scovolini della misura giusta) e controlli periodici. Un impianto ben fatto e mal mantenuto non dura.

Fonti

Domande frequenti

Quanto tempo serve in tutto?

Dipende dal caso: la fase di osteointegrazione richiede alcuni mesi e non si può accelerare. I tempi reali si definiscono dopo la diagnosi, mai in prima visita a occhio.

Fumare è un problema per gli impianti?

È un fattore di rischio riconosciuto, sia per la guarigione iniziale sia per la stabilità nel tempo dei tessuti attorno all'impianto. È un tema che affrontiamo apertamente in fase di valutazione.

Un impianto dura per sempre?

Non esistono durate garantite. La stabilità nel tempo dipende dalla salute dei tessuti attorno, dall'igiene domiciliare e dai controlli periodici: la perimplantite è la principale causa di perdita tardiva.

Revisione clinica: Dr. Massimo Ferrara