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Benessere2 min di lettura · 22 luglio 2026

di Dr.ssa Irene Ferrara

Paura del dentista: cosa facciamo concretamente per gestirla

Non «si rilassi». Gli accorgimenti reali che usiamo con chi ha ansia odontoiatrica, dal primo appuntamento al segnale di stop, fino alla sedazione cosciente.

L'ansia odontoiatrica è comune e non è una debolezza: spesso nasce da un'esperienza negativa, a volte lontana nel tempo. Dire «si rilassi» non serve a nulla. Servono accorgimenti concreti, ed è di quelli che vale la pena parlare.

Il primo appuntamento può non prevedere cure

Se la paura è forte, il primo incontro può essere solo una conoscenza: si parla, si guarda, si spiega. Nessun trattamento. Sembra poco, ma spezza l'associazione automatica tra «studio dentistico» e «qualcosa che fa male».

Dirlo cambia tutto

Se ci dici che hai paura — e cosa in particolare ti spaventa — possiamo adattarci davvero. Il rumore? L'ago? Il non sapere cosa sta succedendo? Il non poter parlare? Sono problemi diversi con soluzioni diverse. Molte persone non lo dicono per imbarazzo, e questa è la cosa che ci dispiace di più.

Il segnale di stop

Concordiamo prima un gesto — in genere alzare la mano — che interrompe immediatamente ciò che stiamo facendo. Non è un dettaglio di cortesia: la sensazione di non avere controllo è uno dei motori principali dell'ansia. Sapere di poter fermare tutto in qualsiasi momento, e che quel segnale viene rispettato, cambia radicalmente l'esperienza.

Raccontare prima, raccontare durante

Spieghiamo cosa stiamo per fare e cosa sentirai, in anticipo. La sorpresa amplifica l'ansia; la prevedibilità la riduce. Se preferisci il contrario — non sapere e non vedere — va bene anch'esso: basta dircelo.

Appuntamenti costruiti sulla persona

Sedute più brevi, orari meno affollati, iniziare da un intervento semplice per costruire un'esperienza positiva prima di affrontare quello complesso. È una strategia, non una gentilezza.

La sedazione cosciente

Quando l'ansia resta un ostacolo reale, si valuta la sedazione cosciente: uno stato di rilassamento in cui resti sveglio e collaborante. Non è per tutti e l'idoneità si valuta in visita, con la storia clinica alla mano. È uno strumento in più, non la prima risposta.

Per i bambini

L'approccio è ancora più importante, perché la prima esperienza costruisce il rapporto futuro con le cure. Si procede per gradi, si mostra prima di fare, si usa un linguaggio adatto. E si chiede ai genitori di non trasmettere la propria ansia: la frase «non aver paura, non fa male» introduce un'idea che il bambino non aveva.

Se hai rimandato per anni

Succede spesso, e capita che si aggiunga l'imbarazzo per lo stato dei denti. Non è un tribunale: siamo qui per risolvere, non per giudicare.

Fonti

Domande frequenti

Posso venire solo per parlare, senza farmi curare?

Sì. Con chi ha ansia marcata il primo appuntamento può essere solo conoscitivo: si parla, si guarda, si spiega, senza alcun trattamento.

La sedazione cosciente mi addormenta?

No: resti sveglio e in grado di rispondere. È uno stato di rilassamento, non un'anestesia generale. L'idoneità si valuta in visita sulla base della storia clinica.

Come faccio a fermare la seduta se sto male?

Concordiamo prima un segnale, in genere alzare la mano. Interrompiamo subito. Sapere di avere questo controllo è uno degli strumenti più efficaci contro l'ansia.

Revisione clinica: Dr.ssa Irene Ferrara

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