Tutti gli articoli
EsteticaBenessere2 min di lettura · 22 luglio 2026

di Dr. Massimo Ferrara

Corona o intarsio: come si ricostruisce un dente rovinato

Quando un'otturazione non basta più. Differenza tra intarsio e corona, quando si sceglie l'uno o l'altra e perché conta quanto tessuto sano resta.

Quando un dente ha perso troppa struttura — per una carie estesa, una vecchia otturazione che ha ceduto, una frattura o dopo una devitalizzazione — l'otturazione diretta smette di essere la scelta giusta. Non perché non «tenga», ma perché non restituisce al dente la resistenza che gli serve per masticare.

Da lì si aprono due strade.

Il criterio che guida tutto

C'è un principio che orienta la scelta più di ogni altro: conservare il più possibile il tessuto sano. Ogni millimetro di dente naturale che resta è struttura che non dovrà essere sostituita. Per questo, a parità di risultato, si preferisce sempre la soluzione meno invasiva.

L'intarsio: quando resta abbastanza dente

L'intarsio è un restauro costruito fuori dalla bocca — in ceramica o composito, su un'impronta, oggi spesso digitale con scanner intraorale — e poi cementato nella cavità preparata.

Si sceglie quando le pareti del dente sono ancora valide e la perdita di struttura è importante ma circoscritta. Rispetto a un'otturazione diretta di grandi dimensioni offre punti di contatto e anatomia più precisi; rispetto a una corona, richiede una preparazione molto più conservativa.

La corona: quando il dente va abbracciato

La corona ricopre il dente a 360 gradi. Diventa la scelta indicata quando la struttura residua è ridotta e le pareti non reggerebbero le forze della masticazione: dopo fratture importanti, su denti molto compromessi, o su denti devitalizzati posteriori, che sono più fragili e beneficiano di una protezione che li «abbraccia».

È più invasiva dell'intarsio, ma in quelle situazioni è ciò che permette al dente di durare.

Come decidiamo

La scelta si fa dopo aver rimosso la carie e visto la situazione reale: prima di quel momento si può fare solo un'ipotesi. Valutiamo quanto tessuto sano resta, dove si trovano i margini rispetto alla gengiva, se il dente è vitale, come è il morso e se ci sono abitudini di serramento o bruxismo che caricano il restauro.

Quanto dura

Nessun restauro è per sempre. La durata dipende dalla qualità della sigillatura marginale, dall'igiene domiciliare, dal carico masticatorio e dai controlli periodici. Un restauro ben eseguito su un dente pulito e controllato regolarmente accompagna molti anni: lo stesso restauro su una bocca con placca e infiammazione dura molto meno.

Prima del restauro, la base

Un intarsio o una corona su gengive infiammate o su una carie non controllata è lavoro destinato a durare poco. Prima si sistema la base — igiene, salute parodontale, eventuale terapia — poi si ricostruisce.

Fonti

Domande frequenti

Meglio intarsio o corona?

Non esiste una risposta valida per tutti: dipende da quanto tessuto sano resta. A parità di risultato si sceglie la soluzione più conservativa, quindi l'intarsio quando le pareti del dente lo consentono.

Un dente devitalizzato va sempre incapsulato?

Non sempre, ma i denti posteriori devitalizzati sono più fragili e spesso beneficiano di una copertura che li protegga dalle forze masticatorie. Si valuta caso per caso in base alla struttura residua.

Quanto dura un intarsio o una corona?

Dipende da sigillatura, igiene, carico masticatorio e controlli. Non esistono durate garantite: un restauro seguito nel tempo, su gengive sane, accompagna molti anni.

Revisione clinica: Dr. Massimo Ferrara

Continua a leggere

Articoli correlati