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PrevenzioneBenessere2 min di lettura · 22 luglio 2026

di Dr. Massimo Ferrara

Parodontite: come riconoscerla e cosa si può fare

La parodontite non fa male finché non è avanzata: ecco i segnali da non ignorare, i fattori di rischio e come si tratta, secondo OMS ed EFP.

La parodontite è l'infiammazione che, dalla gengiva, arriva a colpire l'osso che sostiene i denti. È una delle malattie croniche più diffuse al mondo e, secondo l'OMS, le forme gravi interessano una quota rilevante della popolazione adulta. Il problema è che raramente fa male: per questo spesso viene notata tardi.

I segnali da non ignorare

Non aspettare il dolore. I campanelli d'allarme sono altri:

  • gengive che sanguinano lavandosi i denti o spontaneamente;
  • alito sgradevole persistente, che non passa con l'igiene;
  • gengive che si ritirano e denti che sembrano «più lunghi»;
  • sensazione che un dente si muova o che il morso sia cambiato;
  • spazi che si aprono tra i denti che prima erano accostati.

Perché conta più di quanto sembri

La parodontite non riguarda solo la bocca. La letteratura internazionale documenta un legame a doppio senso con alcune condizioni sistemiche, in primo luogo il diabete: la malattia parodontale può rendere più difficile il controllo glicemico, e un diabete non controllato peggiora i tessuti parodontali. È una ragione in più per non rimandare.

Come si affronta

Il percorso parte sempre da una diagnosi ordinata: sondaggio parodontale per misurare la profondità dei solchi, radiografie per valutare l'osso, e una raccolta della storia clinica (fumo, familiarità, diabete, farmaci). Da lì si costruisce il piano.

Nella maggior parte dei casi la prima fase non è chirurgica: si rimuove il tartaro sotto gengiva con una terapia causale, si correggono le manovre di igiene domiciliare e si rivaluta dopo alcune settimane. Solo se restano tasche profonde si valuta un approccio chirurgico. Una parte decisiva, e spesso sottovalutata, è il mantenimento: controlli e sedute di igiene a intervalli personalizzati, perché la parodontite si controlla nel tempo.

Cosa dipende da te

Due fattori pesano molto e sono nelle tue mani: l'igiene interdentale quotidiana (spazzolino da solo non basta) e il fumo, che l'OMS indica tra i principali fattori di rischio e che maschera il sanguinamento ritardando la diagnosi.

Quando prenotare

Se noti sanguinamento che non passa dopo una-due settimane di igiene corretta, o uno solo degli altri segnali, è il momento di una valutazione parodontale. Prima si interviene, più tessuto si conserva: l'osso perso non torna.

Fonti

Domande frequenti

La parodontite si può guarire?

Si può controllare, non «cancellare»: il tessuto osseo già perso non si riforma. Con la terapia causale e un mantenimento regolare l'infiammazione si spegne e la situazione si stabilizza nel tempo.

Fa male la terapia parodontale?

La terapia causale si esegue in anestesia locale e la maggior parte delle persone la descrive come ben tollerata. Il disagio nei giorni successivi è in genere modesto e gestibile.

Ogni quanto servono i controlli dopo la cura?

L'intervallo è personalizzato in base al rischio: in genere si va da 3 a 6 mesi. È il mantenimento a fare la differenza sul lungo periodo.

Revisione clinica: Dr. Massimo Ferrara

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